Quando morirai dovrà essere di sera

Con tutte le luci spente

La luna appena un quarto e gialla

E stelle nere

Quando chiuderai gli occhi

Nell’attimo esatto che accadrà

Ci sarà li vicino

Un fiume sottile d’acqua calma e fresca

E le tue cose

Tutti i tuoi libri e tuoi dischi

E i giocattoli di quando eri bambino

Galleggeranno sino al mare

E sarà molto triste

Il giorno dopo

Ci saranno tutti

Gli amici di sempre e quelli di un solo sguardo

Nel grande giardino di casa tua

Leggeranno i tuoi quaderni

E ascolteranno la tua musica

E tua moglie porterà loro cibo buono

E tua figlia troverà un quadrifoglio

Quel domani che sarà l’ultimo

Sino a sera tardi ma l’ultimo

Ci sarà un sole caldo e lento

Ad aprire fiori di campo

E sarà un bel giorno

Stasera ho pensato al giorno che morirò (non vedo come potrei farne a meno). Ho sempre pensato che dovrò respirare l’ultima volta verso il tardo pomeriggio di una giornata invernale. Sai di quelle giornate terse e fredde, col vento che ti taglia la pelle mentre guardo fisso il sole al tramonto.

Ho sempre desiderato che quel giorno arrivi improvviso e che tra la morte e il mio rendermene conto possa trascorrere al massimo un’ora. Del tipo: un’ora prima pensavo di essere immortale e un’ora dopo mi stavo accorgendo che non mi restava più tempo.

Solo il tempo per sedermi un po’ in alto in un campo (mi piace pensare che dovranno venirmi a cercare in un prato vicino a dove è stata trovata la mia auto) e guardare le cose essenziali, un poco di terra, l’aria sul collo e tra le mani, un piccolo torrente che scorre la in basso, il cielo, tutto il cielo che posso vedere e il sole basso dai contorni netti.

Ma ho anche pensato al giorno dopo.

Il giorno dopo dovrà essere bellissimo.

Voglio che tutti (ma proprio tutti) i miei amici, quelli che mi hanno sentito ogni giorno assieme a quelli che ho conosciuto solo una mattina in treno e non ho più rivisto, si riuniscano nel bosco dietro a casa mia e festeggino con grande spreco di vino, spaghetti aglio e olio (o al pesto per chi lo preferisce), bistecche, formaggi di tutti i tipi, ricotta mescolata a zucchero e polvere di caffè, pane buono cotto a legna, focaccia salata aperta in due e riempita di mortadella e dolci tanti e soffici.

Qualcuno porterà un giradischi e assieme si ascolterà musica a volume alto.

Michele con una birra in mano ti racconterà di quella volta che gli ho spaccato le palle spiegandogli che dio esiste e della volta che gli ho dimostrato che dio non è altro che un’invenzione dell’uomo.

Poi magari ti andrà di recitare una mia poesia, ma lo farai da sola, allontanandoti dalla compagnia nella parte di boschetto che scende verso il torrente, davanti a una fronda di castagno con un riccio appena formato.

In quel momento ti ricorderai che volevo morire d’inverno col vento freddo e le mani screpolate, e ti metterai a ridere perché sarò morto tra giugno e luglio, con l’estate alle porte e tante belle avventure ancora davanti.

Del resto se morivo d’inverno una giornata così, in allegria e tutti riuniti, potevate scordarvela.

Che dire, generoso fino all’ultimo.